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Il film della settimana

Noi, poveri vermi…

A quanti di noi è capitato di riflettere sulla propria vita, sullo stile di vita, sulla conduzione della propria vita, sui suoi contenuti? Non in tanti, secondo me…
E quei pochi che lo hanno fatto, o lo stanno facendo o lo faranno, lo devono soprattutto ai momenti più delicati della vita stessa… per la famiglia o a causa del lavoro.
E’ proprio dell’essere umano farsi delle domande prima o poi… e strano è come alcuni riescano a non farsene mai e a vivere in serenità senza chiedersi mai il perché le cose accadono.
Si diceva una volta “beata ignoranza”
Si, ignorare le cose che non ti fanno star bene… non occuparsene… questo sì che è vivere bene.

 

Pur tollerando l’opinione di tutti, dal mio punto di vista per crescere, per superare qualche difficoltà è necessario crearsi delle occasioni per fare chiarezza in situazioni scomode…
Fare chiarezza è la strada per ripartire… e ripartire alla grande…

 

Pensiamo ai “test” o alle “analisi delle aree di confort” che a te, candidato, vengono sottoposti per capire come sfruttare al meglio le tue capacità e come invece lavorare migliorandole le qualità inespresse (eh il vecchio Jung la sapeva lunga!).
Quante volte ho sentito dire che non si crede a questi strumenti… non tutti comprendono che ogni tanto una buona autocritica aiuta a crescere, supporta la mente e le proprie caratteristiche ad emergere e a fluire nel modo giusto.

 

Dopo aver visto una rappresentazione teatrale di “Memorie del sottosuolo”, romanzo del 1864 di Dostoevskij (anticipando l’autoanalisi di Freud), mi sono sentita per un po’ smentita.
http://it.wikipedia.org/wiki/Memorie_del_sottosuolo
 
Infatti… ho riflettuto sul fatto che non tutti sono capaci o pronti, mettiamola così, nel fare un percorso di crescita, partendo dalla consapevolezza dei propri difetti.
 
 
 
Le memorie del protagonista sembrano tipiche di chi ha sopportato per molto tempo cose di ogni genere senza potere di reazione, di chi ha cresciuto nel proprio animo l’odio verso tutta la prepotenza altrui, di chi ha conosciuto nella sua vita persone senza cuore e senza testa… Ed il protagonista che ha conosciuto la realtà si compiace  dei propri difetti senza fare nulla per allontanarli.
 
Oramai “l’anonimo protagonista di queste memorie sembra essere “un topo di fogna che, lasciato l’ambiente fetido e buio in cui ha vissuto fino a quel momento, nonostante abbia visto la luce, la possibilità di scrollarsi di dosso ogni negatività, preferisce ritornare nel sottosuolo”
 
 
 
L’individuo come soggetto che quasi, voglio credere, “inconsciamente” vuole soffrire… Lui che parla con se stesso… della sua vita piena di inganni, bugie, bellezze ed orrori…
 

 

 
Mi ritrovo nuovamente in empasse, dopo averlo “vissuto” durante questa rappresentazione teatrale, rivedendo il film “A tempo Pieno”  di Laurent Cantet che vince nel 2001 il Leone d’oro a Venezia (titolo originale L’Emploi du temps. Film drammatico, Francia 2001).

 

Vincent che perde il lavoro nasconde alla famiglia il suo licenziamento alla moglie per costruirsi una vita fatta di rischi, di bugie, di frodi, di inganni e di raggiri anche agli amici più fidati.  
Vincent è qui “cosciente” di fingere e mentire ma verrà scoperto e quindi, non potendo negare l’evidenza, si rimetterà a cercare lavoro.  
Ma oramai lui è disattento, è malato, è ancora in gabbia…  Ora non può più fingersi un altro… perché le sue bugie ed i suoi inganni erano la sua verità.
 
Dopo un po’ di riflessioni, rientro nella mia consapevolezza.
Sono contenta di pensare che, come dicevo sopra, fare chiarezza è la strada per ripartire… e ripartire alla grande…
L’importante è chiarire e ripartire… Forza!

 

La vostra videoterapista

 

 

 

 

 

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